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La televisione utilizza in Italia lo standard
PAL-B per le bande VHF e PAL-G per quelle UHF, con portante video modulata in AM
a banda verticale ridotta ed audio modulato in FM, anche stereo. I canali sono
spaziati 7 MHz in VHF e 8 MHz in UHF. L'occupazione effettiva di ogni canale è
circa 5,5 MHz.La televisione digitale terrestre, introdotta nel 2004, utilizza
le stesse frequenze, delle bande III, IV e V.
ch. A e B = I banda VHF (di solito sono
numericamente i canali 03 e 04, oppure 13 e 14)
ch. C e radio in FM (87.5 - 108 MHz) = II banda VHF (il
canale televisivo C è solitamente indicato numericamente come 15)
ch. da D ad H2 = III banda VHF (di solito sono numericamente
i canali da 05 a 12, a volte anche quelli tra 16 e 20)
ch. da 21 a 37 = IV banda UHF
ch. da 38 a 69 = V banda UHF.
Per ricevere i canali ovviamente
occorre una o più antenne a seconda del tipo di impianto da realizzare e al
canale che vogliamo ricevere.
Le antenne si dividono in base alla banda che coprono e alla caratteristiche tecniche.
Nella sezione Antenne tv troverete spiegazioni più dettagliate sui vari tipi di antenne in commercio.
I cavi provenienti dalle antenne,
andranno uniti in un apposito miscelatore
Nella foto il famoso MAP 313 della Fracarro ma ne esistono tanti altri con caratteristiche che variano a seconda della località e del modo di utilizzo. Nella nostra zona abbiamo sempre usato amplificatori a larga banda perchè dato che riceviamo i canali da una sola stazione trasmittente non dobbiamo inserire una singola banda o gruppi di canali da miscelare all'impianto esistente con l'utilizzo di antenne canalizzate.
Se capita che il livello del segnale si riveli insufficiente (ad es. i segnali analogici sono abbastanza nitidi, ma presentano il cosiddetto effetto neve o sabbia), invece di un miscelatore si puo' utilizzare un amplificatore: anche gli amplificatori assumono il ruolo di miscelare eventualmente i segnali, pero' li amplificano anche.
La scelta dell’amplificatore è molto importante e varia da zona a zona.
Sono progettati nelle più svariate
configurazioni in modo da garantire ad ogni zona, in base ai segnali ricevuti la
scelta adeguata. Possono essere a bande separate o a larga banda.
Esempio pratico.
Come esempio parlerò di tre possibili configurazioni per la
zona di Napoli, Benevento e per la Valle Telesina.
A Napoli Rai uno si riceve sui canali B ed E, rispettivamente
dal Faito e dai Camaldoli.
Nel primo caso occorre un’amplificatore con un ingresso
Vhf-1, e 1 ingresso Uhf., mentre per i Camaldoli occorre un amplificatore che
abbia in ingresso la Vhf-3.
Per Benevento che riceve i segnali da 2
postazioni (Camposauro e M.Guardia) occorre un’amplificatore con un ingresso
banda Vhf3 e 2 ingressi Uhf, oppure 4° e 5° banda separata + Uhf.Per la Valle
Telesina occorre un ingresso Vhf, 1 Uhf e uno 4° banda per la Rai (2,3). In
queste zone è consigliato usare un’antenna DELTA (ch.31-34) che riceve da Castel
Campagnano: Italia 1, Rai2, Canale 5, Rai3. Per funzionare, gli amplificatori
necessitano anche dell'apposito
alimentatore,

che viene normalmente collocato in
casa.
Gli amplificatori vanno comunque
utilizzati con parsimoniosa accortezza, perché aumentano genericamente il
livello del segnale (rumore incluso), ma non la qualità, e il loro uso, se non
necessario, manda la sintonia della tv o del decoder in saturazione, con
disturbi e distorsioni che quindi peggiorano inevitabilmente la qualita' del
segnale. Si consiglia l’uso di amplificatori con guadagno regolabile da tarare
in fase di installazione per ottimizzare al meglio il segnale.Un cavo d'antenna
di buona qualita' ed in perfette condizioni vale più di un amplificatore ad alto
guadagno (da ricordare SEMPRE)
L'alimentatore ha la funzione di alimentare l'amplificatore. Eroga una tensione di 12Vcc e pochi miliampere di corrente.
Gli amplificatori, siccome sono gneralmente a
transistor e sono componenti attivi, hanno bisogno della tensione per poter
funzionare correttamente.
Altro componente molto importante per
la realizzazione di impianti tv non di utilizzo comune è il cosiddetto
"filtro a trappola".

I filtri si dividono in "Attenuatori" e sono filtri per
attenuare o eliminare specifici canali (detti comunemente filtri a trappola) e
filtri passa canale che fanno passare solo il canale o i canali desiderati e
attenuano tutti gli altri. I primi si usano quando il proprio impianto è
composto da due o più antenne riceventi bande o porzioni di banda in comune, e
va inserito su una specifica antenna quando su questa entra un canale non
gradito che interferisce ciò che invece si intende ricevere da un'altra antenna.
Tipico esempio: un'impianto dove si utilizzano due antenne
UHF (A e B) puntate in due diverse direzioni, diciamo la A a 0°, la B a 90°.
Poniamo il caso che con la A desideriamo ricevere Tele X sul canale 60, ma dalla
B, sempre sul 60 si riceva il segnale di Tele Y abbastanza forte da interferire
Tele X sullo stesso canale.Va da sé che occorre un filtro a trappola tarato sul
canale 60 da collegare sul cavo dell'antenna B, onde eliminare l'interferenza
provocata a Tele X.
Il primo filtro passa canale l’ho utilizzato nel 1988 per
vedere TeleCapri. Fino alla primavera 1988 ricevevo perfettamente TeleCapri da
M.Faito (frequenza ancora operante su quel sito) ma proprio in quel periodo
nacque un’emittente in Valle Telesina con sede a Solopaca. Si chiamava Tele K,
successivamente divenuta Media Tv che accese 2 frequenze attigue. Il 41 da
Castel Campagnano per la Valle Telesina e il 42 per la zona dell’Alto Casertano.
Il 41 andava a coprire il segnale di TeleCapri, rendendo impossibile la visione.
A questo punto, montai un’antenna in orizzontale verso Camposauro con un filtro
passa canale tarato sul 48 che consentiva il passaggio della sola frequenza
assegnata. Il seganle di Camposauro andava a miscelarsi con l’impianto esistente
puntato sul Faito. Dagli anni 80 fino al 2004 il 48 di monte faito era libero e
quindi non avevo bisogno di trappole sulla prima antenna.
Il primo filtro a trappola l’ho usato
nel 1993 quando in Italia nacque la paytv. All’epoca Tele+ trasmetteva il
posticipo domenicale e il seganle proveniente dal Faito sul 56 era interferito
da Tele Akery operante a M.Somma e che arrivava a mala pena a Gioia Sannitica,
disturbando il segnale di tele+ non permettendo al decoder di decodificare il
canale.
Per ricevere il canale usai un’antenna canalizzata
(54-58)
diretta verso Camposauro, filtro passa canale
"56" sulla medesima antenna in modo da ottimizzare il segnale e un filtro
trappola sul 56 faito a 4 celle. Miscelando il tutto ricevevo tutti i canali dal
Faito ad eccezione del 56 che ricevevo da Camposauro. In questo caso, l’uso
della medesima frequenza ha semplificato il lavoro. Attualmente su entrambe le
frequenze è irradiato il mux digitale terrestre Mediaset 2 e i segnali sono
perfettamente ricevibili dai rispettivi bacini d’utenza.
Ed ora parliamo di cavi e di connessioni...Il cavo coassiale
da utilizzare per un buon impianto d'antenna deve essere di ottima qualità, con
una buona schermatura (la calza subito sotto la guaina), e meglio ancora se
protetta a sua volta da uno strato di stagnola.Quando il cavo si deve collegare
a morsetti con viti o ad uno spinotto d'antenna, si spella la guaina di un 2-3
cm, cercando di non portare via gli elementi della schermatura, e si scopre la
suddetta schermatura, rigirandola indietro sul cavo, che così farà da spessore
assicurando meglio il tutto. Si spella poi il polo centrale per un tratto
leggermente inferiore rispetto alla guaina esterna, scoprendo il suddetto polo
centrale. Si collega il tutto ai morsetti a vite dell'antenna o del miscelatore
o dell'alimentatore o ad uno spinotto d'antenna... Insomma secondo i casi,
ponendo la MASSIMA ATTENZIONE affinché il polo centrale non si tocchi
assolutamente con la calza/la schermatura (osservando i morsetti o gli spinotti,
risulterà ovvio dove andrà collegato il polo centrale e dove la calza).Se si
devono utilizzare spinotti di tipo SAT (ovvero i connettori F), ad es.
sull'antenna, si spella la guaina esterna del cavo per circa 1,5 cm. e si
rivolta indietro la schermatura sul cavo. Poi si spella un po' di meno (circa 1
cm), il polo centrale e si "avvita" il connettore al cavo coassiale appena
preparato, facendo si che il polo centrale fuoriesca un pochino, diciamo non più
di 0,5 cm, sino ad incastrare la propria guaina interna sul foro centrale del
connettore F). Il tutto SENZA far assolutamente toccare al polo centrale né il
corpo metallico del connettore né la schermatura. Quando il connettore F è da
collegare ad un'antenna, ricordare di inserire nel cavo l'eventuale copertura in
gomma (spesso disponibile nella confezione dell'antenna) da usare per proteggere
il punto di collegamento prima di collegare il connettore F, in modo che, una
volta collegato il connettore al cavo e il tutto all'antenna, sia possibile far
scorrere la suddetta copertura in gomma sino a nascondere e proteggere il
collegamento all'antenna stessa.
Ed ora, rimanendo nell'ambito dei
segnali e degli amplificatori d'antenna, mi sembra il momento di parlare della
differenza tra guadagno in dB e livello del segnale in mV o in dBµV. Sono due
valori dei quali è importante tenere conto quando si realizza o si aggiorna un
impianto d'antenna. Cercando di semplificare il tutto il più possibile, un
numero elevato di dB di un amplificatore a volte non serve a nulla se l'impianto
deve servire molte prese d'antenna. In questo caso il livello di uscita del
segnale ha un ruolo ugualmente o anche più importante della quantità di dB
introdotti (anche perché quanto più il guadagno è alto, tanto più saranno alti
anche il rumore e gli eventuali disturbi presenti sul segnale).E' un po' come
immaginare la differenza tra far funzionare una discoteca con uno stereo
portatile 50+50W col volume regolato al massimo (quindi col potenziometro ad un
valore di attenuazione prossimo a 0dB o +3dB al max) oppure con un impianto
professionale da 5000+5000W, ovviamente col volume regolato ben lontano dal
massimo (tipo -40dB). ...Dove ovviamente i Watt rappresentano il livello
d'uscita in dBµV (e, naturalmente, i dB corrispondono al guadagno).Oppure, in un
esempio molto pratico, anche se terra-terra, è come voler immaginare uno
scaldabagno che deve servire un certo numero di bagni. La capacità in litri di
questo scaldabagno potrebbe corrispondere al livello in mV o in dBµV di un
amplificatore d'antenna (o centralino d'antenna), mentre la temperatura in gradi
centigradi raggiunta dall'acqua riscaldata potrebbe rappresentare il guadagno in
dB, sempre di un amplificatore.E' abbastanza ovvio rendersi conto che se questo
scaldabagno deve servire le esigenze di acqua calda di 4 bagni e se la sua
capacità è ad es. di soli 25 litri, questo non sarà in grado di servire a dovere
i bagni suddetti... Così come un amplificatore da 40dB ma con un livello di
uscita da 105dBµV (= 178mV) non funzionerà a dovere se deve servire una decina
di prese d'antenna (in questo caso sarebbero più indicati almeno 112-114dBµV,
ovvero tra 400 e 500mV).E' comunque bene sapere che gli amplificatori
concettualmente più "semplici" ed economici (che poi sono i più diffusi),
generalmente si attestano su un livello d'uscita che si aggira intorno a
105-108dBµV (= 178-250mV, il che è adatto per impianti con max. 3-4 prese),
indipendentemente dal guadagno in dB.
Per concludere un impianto dopo che il segnale è stato alimentato dall'alimentatore deve essere ripartito alle varie prese tv che si hanno in casa. Se si ha una sola tv (cosa ormai rarissima) l'uscita dell'alimentatore va direttamente al televisore e il tutto finisce lì, mentre se abbiamo più tv la cosa cambia.
Inizierò a descrivere i derivatori di
uso più comune.
I derivatori solitamente vengono utilizzati soprattutto per impianti centralizzati e necessitano un buon segnale di pilotaggio (centralina amplificata).
Solitamente si tratta di derivatori passanti, precisamente un qualcosa che serve per distribuire il segnale su impianti caratterizzati da un livello di segnale mediamente piuttosto elevato, come per l'appunto gli appena citati amplificatori. Solitamente è costituito da una linea passante (cavo che entra in un terminale ed esce da un altro contrapposto senza attenuazioni apparezzabili) e da un tot di uscite derivate piuttosto attenuate (solitamente nell'ordine di 10 dB o anche di più).L'utilizzo più tipico dei derivatori passanti è la distribuzione del segnale ad ogni piano di un palazzo. Immaginiamo il cavo che scende lungo la "colonna": ad ogni piano è presente uno di questi derivatori passanti. Il cavo che arriva dal piano superiore entra ed esce dal derivatore, "passando" quindi verso i piani sottostanti, mentre le uscite derivate vanno a servire gli appartamenti di quel piano. Per i derivatori è previsto che l'ultimo della catena, dove non c'è da collegare alcun cavo passante uscente (ad es. per quelli che devono distribuire i segnali ad un pianterreno, senza alcun piano sottostante verso cui proseguire), si debba "terminare" o se preferite, chiudere con un carico da 75 Ohm. In pratica, occorre collegare all'uscita passante inutilizzata una resistenza (detta appunto "carico") da 75 Ohm, o per lo meno di un valore il più vicino possibile a 75 Ohm, ma vengono appositamente prodotti dei carichi con il valore di 75 Ohm destinati a questo utilizzo. Il carico va collocato tra schermatura e polo centrale dell'uscita passante non utilizzata.
I partitori

invece sono dei comunissimi "divisori"
che ripartiscono il segnale in parti uguali a seconda del numero delle uscite da
cui il suddetto partitore è composto. Ad esempio, un partitore a due uscite
presenta un'attenuazione di circa 4 dB per ogni uscita (3 dB di disaccoppiamento
+ 1 dB circa tipico per qualunque connessione). Ad ogni raddoppio di uscite
(ovvero ad ogni dimezzamento rispetto al segnale principale) si devono
considerare 3 dB in meno (cioè di attenuazione). Per cui se un partitore a 2
uscite presenta su ogni uscita un'attenuazione di 4 dB, un partitore da 4 uscite
presenterà un'attenuazione di 7 dB su ogni uscita. Se addirittura ne immaginiamo
uno da 8 uscite, questo avrà un'attenuazione da 10 dB... E così via.
Riguardo la chiusura con un carico da 75 Ohm, non mi risulta che i partitori necessitino di chiudere le uscite non utilizzate con le resistenze.
I partitori di solito vengono impiegati
negli impianti d'antenna privati o anche per creare nuove utenze TV all'interno
di un appartamento già servito a monte dal segnale già correttamente distribuito
di un impianto centralizzato.
Ovvio che se si riscontrano problemi di segnale indipendentemente dal tipo di impiego di partitori o derivatori, non si può non ipotizzare un problema all'origine, cioè all'impianto di antenna.
Da non sottovalutare anche la scelta delle prese d'antenna che si dividono essenzialmente in 2 categorie:terminali e passanti. La presa terminale è quella dove termina il cavo per essere connesso alla tv senza altre uscite aggiuntive, mentre quella passante si utilizza con un cavo entrante e uno uscente che a sua volta è collegato ad una presa terminale per chiudere il carico.
Consiglio sempre di effettuare un impianto a regola d'arte usando gli strumenti adeguati seguendo fedelmente questo schema. Per informazioni più dettagliate o per esigenze diverse da quelle elencate contattatemi.

Si ringrazia http://www.digital-forum.it/ ed in particolare l'utente AG-BRASC
per la guida alla realizzazione degli impianti tv pubblicata in questa pagina.